TUTULMA, Oratorio di San Ludovico, Venezia 03/09/2011-25/09/2011

TUTULMA

Oratorio di San Ludovico, Venezia 03/09/2011-25/09/2011

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TUTULMA – Tra la testa e la coda.

Si parte da un viaggio. Sulle sponde del Mar Nero le correnti, inesauribili, forgiano e preservano il paesaggio. La voce di un uomo turco ci accompagna:

<< 7700 anni fa il Mediterraneo sfondò nel Bosforo inondando un ampio appezzamento di terra attorno a un lago profondo e isolato. Nel corso di un anno, il Diluvio coprì ed estese lo specchio d’acqua dolce, formando quello che oggi è il Mar Nero. La calda corrente mediterranea continuò a scorrere su un abisso privo di ossigeno, dove molti organismi biologici non possono sopravvivere. A causa di questo ambiente anossico e ostile fu possibile ritrovare, a 150 metri di profondità, manufatti lignei di forma cubica o prismatica perfettamente conservati. Reperti archeologici mai visti prima, provenienti da un mondo antico e sconosciuto. Questa è la storia! Ora ve ne racconto un’altra…..>>

La storia si apre, si biforca. Il luogo della narrazione diventa atto: Meet me at the end of the world. Da un lato l’artista in viaggio, Daniele Pezzi; dall’altro il pescatore turco, Mustafà. Sulla terra, dal mare, il lento incedere attraverso. Nessuno scorrimento veloce. Passi e fluttuazioni. Moto da luogo e moto ondulatorio, come in un viaggio antico. L’inquadratura segna il punto d’attracco. A partire dalla macchina da presa: il cammino dell’artista che colma le distanze, le ridisegna; lo sguardo del pescatore che nel suo stare si ritrae solitario. Il lento replicarsi conduce ad un avvicinamento. Per ager, trai campi, il pellegrinaggio diventa meta. L’intreccio si attua e i corpi dei due personaggi, come forze di un campo magnetico si attraggono fino a stringersi. Reciproca concessione tra lo slancio dell’uno e il contegno dell’altro. Il campo dinnanzi alla base Nato abbandonata di Sinop è la remota risultante di una vicinanza tra uomini, fisica prima che metafisica. Luogo di apparizioni senza manifestazioni, centro arcaico e pulsante di un mistero maschile. E’ il principio dell’addentramento.

Siamo ad un nuovo inizio, forse un’iniziazione. Un secondo atto: The Sweat Lodge. Tra le vestigia di un luogo abbandonato, una tenda. Alloggio temporaneo di un viaggio senza tempo, dimensione indefinita di un cosmo che si custodisce. Dove tutto avviene all’interno, in assenza di unità di misura. L’ingresso dell’artista, ancora viandante, è una spinta al disarmo. Non esiste ordine militare in questo accampamento. L’universo maschile si spoglia dei propri abiti. Fumi e vapori circondano i corpi degli uomini, senza ardore. La sauna è il momento per una rappresentazione inedita, dietro le quinte. Una rigenerazione del maschile in uno stare comune. I volti, coperti da cortecce di alberi sono maschere di bellezze segrete. Figure di un rito pervasivo destinato alla fuoriuscita. La tenda si apre e l’artista, mascherato, esce di scena. I contorni si dissolvono ed il fumo si spande in una fitta nebulosa. Il titolo compare annunciando una scomparsa. Effetto di un nuovo allontanamento, prologo di un ricollocarsi.

Lo spazio sacro è ricreato. Gli oggetti di scena si dispongono ad un altra sosta. Precipitati di atti che si ripetono.

F.Urbano e F.Ragazzi

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